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11.09.2010, ORE 18:00
 
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04.09.2010 - MICHAEL PERRIER, IL CALCIO È LA MIA VITA

Un contratto col Genoa già in tasca, chissà mai che possa essere il passaporto per il paradiso. Lo hanno visto giocare nel Lugano, con cui la squadra ligure condivide una cordata di dirigenti, e lo hanno voluto al torneo di Viareggio. Non è andato molto bene, siamo usciti subito agli ottavi.. Un’esperienza lampo, appena il tempo di dare un’occhiata in giro, hanno un sintetico sul mare,dove ho giocato anche una partita, e i giovani della Primavera vivono in un albergo a pochi passi, ma in fondo che importa, chi di dovere ha visto le qualità e gli ha fatto firmare un contratto di tre anni. Giocare con loro sarebbe un sogno.
Michael Perrier lo dice sorridendo, chissà se ci crede, se ci spera. Di sicuro è modesto, perché da quando ha debuttato con la maglia del Chiasso è bastata una partita a metterlo sotto i riflettori della stampa ticinese, sempre fra i migliori, eppure lui scuote la testa, io per ora ho fatto pochino, solo un assist per Magro a Sciaffusa. Si è presentato con un bagaglio di presenze in Challenge League tale che lo si potrebbe ritenere un veterano, e non un ragazzo di 21 anni. Scusate se è poco. Mi era scaduto il contratto a Lugano, ero già d’accordo con la società che sarei andato via, sia perché lo scorso anno non è stata una bella stagione sia perché di sicuro avrei avuto poco spazio. Lo scorso anno ho giocato solo 10 partite. La stagione è finita con lo spareggio con il Bellinzona, un derby è sempre molto sentito, la posta in palio in quell’occasione era altissima. Poi per me è arrivato l’interessamento del direttore generale Maspoli, e ho visto nel Chiasso una buona occasione per trovare continuità.
In rossoblu ha trovato tante facce note, quasi metà squadra. Fra loro, parecchi coetanei che con lui hanno giocato nel Team Ticino. Noi dell’annata 1988-89 eravamo i primi a giocare nella selezione giovanile cantonale, come allenatore c’era Livio Bordoli, siamo arrivati secondi in campionato e abbiamo vinto la coppa svizzera per giovani, che ora penso sia stata abolita.
Michael poi ha provato anche la vertigine di indossare la maglia rossocrociata, con l’U17, l’U18 e addirittura gli europei con l’Under 19. Purtroppo siamo usciti alle qualificazioni. Abbiamo giocato a Sion, praticamente tutti i miei parenti vivono in Vallese, dove anch’io ho vissuto fino a 9 anni e dove ho iniziato a giocare nel Nendaz, e sono venuti tutti a tifare per me. L’Under 21? Per sperare di essere convocato di solito si deve giocare in Super League.
E pensare che per questo ragazzo la carriera sportiva la vedeva in mezzo alla neve e al freddo, non nel calore di uno stadio. Praticavo lo sci, puntavo su quello. Correvo in tutte le discipline, quando si è così giovani si fanno tutte. Certo, ancora oggi è uno sport poco seguito. Lo dimostra citando, oltre alla celebre Lara Gut, un altro nome di una promessa ticinese: mai sentito A 15 anni mi sono reso conto che non avevo ottenuto i risultati che volevo, e ho cambiato. Giocavo già a calcio, nel Paradiso, perché comunque lo sci si fa d’inverno quindi non avevo problemi a praticare entrambi. Inoltre, mi piacciono tutti i tipi di sport, per esempio quest’estate ho giocato parecchio a tennis.
Si dice che chi trova un amico trova un tesoro, mai come in questo caso corrisponde al vero. Michael alle scuole medie lega subito col compagno Carlo Polli, un’amicizia che dura ormai da una vita, ancora oggi sono inseparabili. Carlo già giocava nel Lugano, mette una buona parola, ecco che anche per Perrier si spalancano le porte bianconere e capisce che il calcio è il suo destino. Non ho sperato subito di poter far bene, poi piano piano mi sono guadagnato il posto da titolare e l’anno dopo sono stato selezionato per il Team Ticino. Il resto vien da sé, e intanto termina anche il liceo economico, così se un domani gli venisse voglia… Se dovessi riprendere gli studi forse opterei per economia a Lugano, o per qualcosa di sportivo a Losanna.
Di voglia di correre in corpo Michael ne ha davvero tanta. Non potrebbe essere altrimenti, gioca sulla fascia, lì se ti fermi sei perduto. Una volta li chiamavano terzini, ali, ora sono esterni. Ovviamente nel calcio si sente parlare più di chi segna, il mio ruolo, come tutti, è importante a seconda di come un allenatore lo vede, ogni mister ha il suo modo di concepire il calcio. Qualcuno vuole più spinta, altri che si curi di più la fase difensiva. Boldini per esempio mi chiedeva più quantità che qualità, Ponte invece mi lascia molta libertà. Io cerco di dare il meglio in entrambe le fasi. È fondamentale intendersi col compagno che gioca sulla fascia con te, come ci si mette d’accordo prima della partita per trovare gli automatismi. Mi trovo bene sia come terzino sia più avanti, non conta dove, solo giocare.
Quando parla, sorride sempre, anche e soprattutto con gli occhi. Ragazzo solare, è il calciatore che ogni allenatore sogna. Bravo, maledettamente bravo, però anche coscienzioso. Sa come si arriva al successo. Ci vogliono tante componenti, ma la testa fa molto, poi vengono fisico e lavoro. Il talento è importante, però se nel calcio d’oggi non lo abbini col resto non arrivi, senza il lavoro fisico è dura. Gli si chiede cos’è il calcio per lui, e di getto risponde la mia vita. Cerco di curare l’alimentazione, di mangiare il più sano possibile, con tutte le proteine e i carboidrati necessari, esco anche poco la sera.
Alzi la mano chi non vorrebbe in squadra un giocatore così, giovane eppure che può essere preso da esempio per i compagni. Quando giochi da tanti anni cambia la concezione del calcio? Non saprei risponderti, bisognerebbe chiedere a chi ha smesso prima e a chi ha potuto continuare, credo dipenda comunque dalla passione. E allora appuntamento qui, fra una decina d’anni, per la risposta. Cosa farà allora Michael, proprio non lo sa. In ogni caso, spero di essere ancora calciatore e sportivo. Sì, perché di sogni da realizzare ce ne sono ancora tanti: si trovano giusto alla fine di quella fascia. Fra 10 anni ci racconterà se ce l’ha fatta, ma soprattutto se è stato bello perchè, affermano i saggi, è emozionante avere una meta verso la quale viaggiare, ma è il viaggio che conta.

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